Alla fine del 2023 alcuni tra i più grandi colossi economici globali hanno subito una clamorosa battuta d’arresto e sono entrati ufficialmente in recessione. Quali sono le cause dietro la brusca frenata di economie che fino a ieri sembravano non solo solide, ma tra le più potenti al mondo?
Nei prossimi paragrafi analizzeremo il tracollo economico che ha unito Giappone, Regno Unito e Germania sotto la bandiera della recessione.

Potenze economiche: Tokyo scende dal podio

Il Giappone cede alla Germania il terzo posto nella classifica delle economie mondiali. Il suo prodotto interno lordo si è ridotto per la seconda volta consecutiva nel quarto trimestre del 2023, spingendo il paese in un’inaspettata recessione tecnica. Il PIL del Sol Levante ha registrato un’ulteriore contrazione dello 0,1%, dal -0,8% del trimestre precedente. Una sorpresa per gli analisti, che prevedevano invece un aumento dello 0,4%.

Sul piano l’ipotesi di un rialzo dei tassi da parte della banca centrale nipponica: nel caso fosse approvato, sarebbe il primo dal 2007. Crescono quindi i dubbi sulla strategia adottata dall’istituto bancario, che con la sua politica accomodante e i tassi di interesse fermi da 16 anni ha scelto di battere un sentiero molto diverso da Fed e Bce.

Male anche il debito pubblico, che nel 2023 ha superato la cifra di 1.286 trilioni di yen (circa 8 miliardi di euro): oltre il doppio del prodotto interno lordo del paese. 

Il Giappone porta sulle spalle il peso del debito pubblico più alto al mondo e, insieme a Grecia e Italia, occupa il triste podio dei tre paesi avanzati con la più bassa crescita del reddito pro capite. Colpa di una popolazione sempre più anziana, che si accompagna a una riduzione della forza lavoro e alle conseguente ripercussione su innovazione e produttività, elementi fondamentali per la crescita economica di un paese.  

Una situazione che accomuna il nostro paese a una realtà lontanissima e, per certi aspetti, mai così vicina. 

Nel seguente grafico si ha una visione chiara dei dati accennati in precedenza, indici di un'economia ormai in recessione.


Economia Giapponese slitta nella recessione

Regno Unito tra economia stagnante ed elezioni

La situazione non è più rosea oltremanica, dove il Regno Unito si accoda al Giappone sulla strada della recessione. Nonostante le parole ottimiste del premier conservatore Rishi Sunak, che il 14 Febbraio aveva menzionato una “svolta” per l’economia, il PIL britannico ha subito una contrazione dello 0,3% tra Ottobre e Dicembre 2023, dopo il -0.1% registrato tra Agosto e Settembre.

Su base annua, l’economia del Regno Unito ha accusato una flessione dello 0,2%: dato in netto contrasto con il + 0,1% previsto dal consensus. Una situazione stagnante per cui si incolpa il maltempo di Dicembre, responsabile di un calo nel settore delle costruzioni; le esportazioni in riduzione ben più rapida rispetto alle importazioni; le tensioni diffuse per gli attacchi alle imbarcazioni commerciali in transito nel Canale di Suez.

La recessione arriva all'inizio di un anno di elezioni politiche in Gran Bretagna, attese nel secondo semestre. Superfluo menzionare come la situazione attuale non giochi affatto a favore dell’attuale governo, nonostante non si possa definire inaspettata come nel caso del Giappone.

La Banca d’Inghilterra aveva infatti previsto il 50% di possibilità di recessione, ma l’entità della contrazione legata alla produzione potrebbe influenzare le prossime mosse in termini di politica monetaria. Il rischio di un taglio anticipato dei tassi d’interesse diventa sempre più concreto.

Nell'analisi sottostante è ben visibile la contrazione del PIL del Regno Unito, spinto verso una recessione tanto inevitabile quanto imprevista.

L'economia britannica entra in recessione

Berlino sorpassa Tokyo, ma chiude l’anno in recessione

Nonostante sia salita sul podio delle superpotenze economiche, la Germania naviga in acque tutt’altro che placide. Anche Berlino conclude il 2023 in recessione, con una contrazione annuale dello 0,3% dell’economia. Un evento insolito per il paese: dal 1951 in poi, sono stati solo 9 gli anni in cui il PIL si è ristretto.

Il 2024 inizia male per la capitale europea, che ha visto sommarsi al malcontento dei contadini le proteste dei camionisti e, più di recente, anche quelle degli operatori ferroviari.
Situazione difficile per tutti i settori: in caduta produzione industriale, export e vendite al dettaglio. La performance economica dell’industria - edilizia esclusa - è diminuita notevolmente, con una contrazione del 2,0% attribuibile soprattutto al netto calo della produzione dei fornitori di energia.

L’inflazione è rimasta troppo elevata per consentire al paese la ripresa economica sperata, lasciandolo impantanato nella crisi sperimentata nel pandemico 2020.

Nel grafico seguente si riflette quanto appena discusso: la recessione in Germania nel 2023 e le sfide affrontate nei vari settori economici.


Grafico A, La composizione della recessione in Germania

Bce chiude in rosso: bilancio 2023 negativo dopo la stretta monetaria

Mentre le superpotenze lottano contro un’economia stagnante, la Banca Centrale Europea annuncia la chiusura del bilancio 2023 con una perdita pari a 1,3 miliardi di euro, dopo l’utilizzo di fondi finanziari per 6,6 miliardi di euro.

L’ultimo bilancio in negativo della Bce risale al 2004, quando la perdita ammontava a 1,6 miliardi. Il 2022 è stato invece chiuso senza vincitori né vinti, con un risultato economico pari a zero e le perdite, pari a 1,627 miliardi, totalmente coperte dal fondo di accantonamento. 

Secondo la Bce, la perdita sarebbe solo temporanea: un picco, per intendersi, che dovrebbe ridursi in meno di cinque anni con la normalizzazione della politica monetaria. Il bilancio in rosso è infatti la diretta conseguenza dell’obiettivo primario della Bce: mantenere la stabilità dei prezzi e riportare l’inflazione sul target del 2% a medio termine.

L’oro ai tempi della recessione

Nei periodi di recessione ci si interroga spesso sulla reazione del bene rifugio per eccellenza. Questo perché l'oro consente di avere una visione chiara sul pensiero degli investitori circa il destino della domanda e dell’inflazione.

Notoriamente il metallo mobile tende a sovraperformare quando l'economia è sotto stress: basti pensare alla recessione USA degli anni 1973-75, che l'ha spinto a +81,6%.

L'oro si è apprezzato in sei delle otto recessioni che si sono verificate dal 1973 al 2020. Hanno fatto eccezione gli anni 1981 e 1990.

Il 1981 è stato un anno unico nel suo genere, in quanto l’allora presidente della Fed aveva fatto ricorso a un aumento aggressivo dei tassi di interesse per minacciare l’inflazione degli anni Settanta. 

Il 1990 invece è stato caratterizzato solo da una lieve recessione, sopraggiunta in un periodo di buone condizioni macroeconomiche globali, in cui le banche centrali stesse vendevano oro. 

In tutti gli altri casi il metallo giallo ha registrato delle ottime performance nei periodi di recessione, confermando la fiducia che gli investitori ripongono nei beni rifugio in tempi incerti

Nell'immagine sottostante si evidenzia questo rendimento rispetto all'indice S&P 500 durante le otto recessioni dal 1973 al 2020.
L'oro durante le recessioni




Fonti: