La guerra, che sia commerciale o meno, è pur sempre guerra e non sempre chi la combatte segue un codice d’onore. Ed è stato proprio il mancato rispetto di tale tacita regola che ha fatto indispettire Mario Draghi durante la consueta conferenza stampa della BCE tenutasi giovedì pomeriggio, ora italiana. L’oggetto del contendere era la forza dell’euro, ai massimi sul dollaro da 3 anni (oscilla a 1,25) nonostante il QE sia ancora in corso. “Mandano messaggi per indebolire il dollaro” – ha sbottato il numero 1 della Banca Centrale - che ha poi rincarato la dose affermando “sui cambi rispettino gli accordi”. I destinatari dell’invettiva (seppur non nominati) erano il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin nonché il presidente Trump. Gli accordi sopraccitati si riferiscono invece al “divieto”, destinato alle autorità monetarie, di indebolire la propria valuta al fine di avvantaggiare le esportazioni. Divieto, solo formale, che evidentemente non è stato rispettato dall’amministrazione Trump praticamente fin dal primo giorno in cui il nuovo inquilino si è insediato alla Casa Bianca.


Mnuchin e consorte (Foto: Andrew Harrer/Bloomberg)

L’ultimo “colpo basso” di questa guerra valutaria è stato infatti stoccato mercoledì durante il summit di Davos da Mnuchin, il quale ha ribadito per l’ennesima volta che il dollaro debole è ben visto in quanto favorevole alle industrie esportatrici americane.

Il biglietto verde, già al collasso, è calato ulteriormente a picco rafforzando di riflesso l’euro. E a nulla sono valsi gli sforzi di Draghi che durante la conferenza stampa ha cercato di apparire più colomba del solito. La valuta unica ha continuato a guadagnare terreno sul dollaro toccando un massimo di 1,25375. Trump ha infine cercato di calmierare gli animi quando giovedì ha sostenuto che le parole del Segretario sono state decontestualizzate facendo così rimbalzare timidamente il biglietto verde, la cui forza rispetto alle principali valute è vicina ai livelli di settembre 2015. Tale debolezza – sostengono diversi analisti - è dovuta sia alle politiche protezionistiche della nuova amministrazione, sia al fatto che i tre rialzi dei tassi previsti nel 2018 sono già ampiamente prezzati dal mercato.

Tuttavia, capovolgendo la prospettiva, vi sono anche degli aspetti positivi: le materie prime (ma anche azioni e obbligazioni) denominate in dollari risultano più convenienti se acquistate in euro e i recenti rally (in particolare sui preziosi sebbene il trend riguardi diverse asset class) paiono confermare tale fenomeno. Attualmente il cambio potrebbe provare a spingersi a quota 1,30. Arrivati a tale livello una successiva forte correzione non sarà improbabile, con tutte le conseguenze sopraccitate.

 

Grafico settimanale Dollar Index

 

Oro (XAUUSD)

Sfondato il muro dei 1345 dollari l’oncia, il metallo giallo, in settimana, si è spinto ad un test dei massimi relativi attorno quota 1365 $. Il principale driver resta il dollaro, in relazione al quale l’oro si muove in maniera opposta. Nella giornata di giovedì le affermazioni di Trump (riguardanti un presunto rafforzamento del biglietto verde) sono bastate a far chiudere diverse posizioni rialziste agli investitori facendo perdere in questo modo circa 20 dollari in un breve lasso di tempo. Se la corsa dovesse continuare verso l’alto, il prossimo ostacolo si trova a circa 1375 $/oz. I supporti (indicati nel grafico sottostante) sono invece a 1345-1350, e successivamente a 1320 e 1300-1305 $/oz.

Grafico giornaliero XAUUSD (principali supporti e resistenze)


Sul grafico settimanale l’outlook di lungo termine rimane positivo. L’area 1350 – 1375 va tuttavia monitorata con attenzione. Un ulteriore slancio rialzista potrebbe verificarsi previa rottura al rialzo, nelle prossime settimane, di tale area (con volumi crescenti).

Grafico settimanale XAUUSD (principali supporti e resistenze)

 

Argento (XAGUSD)

L’argento questa settimana ha sfondato il canale ribassista che teneva il prezzo sotto pressione da giugno scorso. L’outlook di lungo termine, tuttavia, rimane sostanzialmente invariato: il prezzo è in un range laterale avente come supporto i 15,50 dollari e come resistenza i 18,50. Come già affermato nello scorso report le dinamiche di domanda e offerta non paiono essere particolarmente favorevoli per innescare ulteriori slanci e conseguente rottura al rialzo. Come per l’oro, il principale driver da monitorare è il dollaro.

Grafico settimanale XAGUSD (principali supporti e resistenze)

 

Platino (XPTUSD)

Il metallo sta vivendo una situazione analoga a quella dell’argento. Uscito finalmente da un lungo canale ribassista, il platino si trova ora all’estremo superiore di un range laterale che contiene il prezzo in un range di circa 100 dollari (area 900 -1000 $). Tuttavia i volumi paiono essere in leggero aumento: tale circostanza potrebbe alimentare gli acquisti spingendo il prezzo sopra la soglia dei 1050 dollari. Lo spread con il palladio si è ora ridotto a 50 dollari.

Grafico settimanale XPTUSD (principali supporti e resistenze)

 

Palladio (XPDUSD)

Seconda settimana rossa per il palladio, dopo il recente rally durato ben cinque settimane. Il prezzo del metallo è ora in una fase di consolidamento e si è appoggiato sui 1100 dollari l’oncia (supporto di breve termine). La forte domanda e la debolezza del dollaro hanno spinto le quotazioni fino ad oggi. Tuttavia i dati rilasciati dalla società statunitense Edmunds sul mercato dell’auto americano (tra i maggiori consumatori di palladio) hanno fatto segnare questo mese una forte flessione nelle vendite (-30% rispetto a dicembre 2017; -1,4% rispetto a gennaio 2017). I supporti più vicini, nel caso di una correzione al ribasso (innescata da una minor espansione dell’industria automobilistica) si trovano a 1000 dollari e successivamente a 910 $/oz. L’outlook rimane positivo.

Grafico settimanale palladio (principali supporti e resistenze)

 

Eurodollaro (EURUSD)

La moneta unica continua a macinare terreno nei confronti del dollaro. Questa settimana l’euro si è spinto fino a 1,25, livello che non vedeva da 3 anni a questa parte. Come detto poco sopra, la valuta viene sostenuta più che altro dalla debolezza del dollaro. I prossimi livelli chiave si trovano a 1,27 e 1,30. Ad indebolire il cambio potrebbero entrare in gioco alcuni fattori politici come ad esempio le elezioni italiane in programma nel mese di marzo. Non è quindi da escludere una correzione di una certa importanza mano a mano che ci si avvicini agli exit poll, specie nel caso in cui i partiti più euroscettici (Lega Nord e Movimento 5 Stelle) guadagnino terreno nei sondaggi.

Grafico settimanale EURUSD (principali supporti e resistenze)

 

In breve

ORO

Resistenze

1350 - 1360

1375

Supporti

1235 - 1250

1290 - 1300

 

ARGENTO

Resistenze

17,35

17,70 - 18

Supporti

15,60 - 16,15

16,62 -16,65

 

PLATINO

Resistenze

1010

1030 - 1045

Supporti

890

910 - 915

 

PALLADIO

Resistenze

1100

1150 - 1175

Supporti

960

985 -1000

 

EURUSD

Resistenze

1,21 – 1,22

1,25 – 1,27

Supporti

1,1850

1,19


Fonti: UBS, JP Morgan, Goldman Sachs, Bloomberg, Thomson Reuters.

 

Menzioni legali

Italpreziosi S.p.a. non garantisce alcun risultato legato alle informazioni, alle pubblicazioni effettuate e presenti nelle notizie, ovvero non assume alcuna responsabilità in ordine all’esito di eventuali operazioni finanziarie eseguite da parte dell’utente.

L'utente dichiara espressamente di comprendere che l'accesso alle informazioni presenti nel sito non rappresenta una sollecitazione a comprare o vendere prodotti finanziari e che le eventuali decisioni operative che ne conseguono sono assunte in piena autonomia decisionale e a proprio esclusivo rischio.

In forza dei presenti termini di utilizzo nessuna responsabilità potrà insorgere a carico di Italpreziosi S.p.a. per perdite, danni o mancati e/o minori guadagni che il lettore dovesse subire a seguito dell’esecuzione delle operazioni effettuate sulla base della lettura delle notizie.