La settimana appena conclusa ha visto, come spesso è accaduto quest’anno, protagoniste le banche centrali, e in particolare, le questioni riguardanti la politica monetaria. Mercoledì 13 dicembre si è infatti tenuta la riunione del board della FED, l’ultima con a capo Janet Yellen. Come ampiamente previsto dal mercato (le probabilità erano pari al 98,3%) è stata presa la decisione di alzare ulteriormente i tassi di interesse, portandoli così nel range 1,25 – 1,50: è il terzo rialzo da quando si è insediata Yellen. La fotografia scattata dalla FED sull’economia americana è piuttosto ottimista, tant’è che – se le condizioni economiche dovessero mantenersi tali anche nel corso del 2018 – sono già stati messi sul tavolo altri 3 rialzi. Nello specifico, si legge nello statement diramato alle 20 (ora italiana) che nel corso dell’anno prossimo l’economia USA aumenterà ulteriormente il passo e il mercato del lavoro rimarrà forte con un tasso di inflazione sostanzialmente invariato ai livelli attuali (vedi riquadro a lato).

I mercati hanno dunque avuto una conferma di ciò che era già conosciuto ed hanno reagito piuttosto bene al comunicato. I metalli preziosi, nonostante Yellen abbia cercato di essere un po’ meno “colomba” del solito, hanno (contro intuitivamente) realizzato guadagni non indifferenti avendo già scontato nei prezzi attuali il rialzo.

Giovedì 15 dicembre si è invece tenuta la conferenza stampa della BCE da cui non è emerso niente di particolarmente eclatante: sarà ancora necessaria – a detta del consiglio dell’istituto centrale – “una ampia dose di stimolo monetario”. Questo nonostante le previsioni riguardante l’inflazione siano state ritoccate al rialzo (si prevede un tasso pari all’1,7% nel 2020, comunque ancora relativamente lontano dal target del 2%). A preoccupare Draghi sono in particolar modo i salari dato che, al momento, non si stanno muovendo nel verso auspicato. Nessuna indicazione circa la fine del QE, sebbene qualche malumore (specie da parte tedesca ed olandese) stia iniziando a farsi sentire più vigorosamente rispetto ai mesi passati.

 

Oro (XAUUSD)

Il metallo giallo ha retto bene il colpo dato dalla FED con l’ultimo rialzo dei tassi e ha anzi trovato forza per rimbalzare dai recenti minimi. Statisticamente (negli ultimi due anni) i rialzi dei tassi sono coincisi coi minimi segnati dall’oro. Inoltre, il periodo natalizio potrebbe contribuire a spingere la domanda per i gioielli in oro e, di conseguenza, fornire un ulteriore allungo. Al momento le quotazioni si sono riportate sopra la soglia dei 1250 $/oz: un segnale che fa ben sperare gli operatori rialzisti. Nel caso in cui la salita dovesse proseguire, una prima forte resistenza è rappresentata dai 1270 dollari e successivamente dalla cifra tonda a 1300. In basso il primo supporto importante è il recente minimo in area 1240 $/oz. Successivamente abbiamo i 1200 $ ed infine l’area 1180 – 1185 $/oz (minimi annuali).

Grafico giornaliero XAUUSD (principali supporti e resistenze)

Sul grafico settimanale il quadro generale continua a rimanere moderatamente positivo. La trendline ascendente sostiene il prezzo (vedi grafico sottostante): solo una discesa sotto i 1200 dollari l’oncia potrebbe rappresentare un forte segnale ribassista. L’outlook di lungo periodo pertanto è ancora positivo.

Grafico settimanale XAUUSD (principali supporti e resistenze)

 

Argento (XAGUSD)

In settimana anche il fratello meno nobile dell’oro ha avuto modo di rimbalzare (dopo l’ondata di forti vendite che ha spinto il prezzo vicino ai minimi di luglio). Tuttavia, i fondamentali (a differenza dell’oro e degli metalli del compartimento dei preziosi) continuano ad essere poco rosei a causa della scarsa domanda. Il prezzo si trova al di sotto di una forte area che funge da resistenza (16,50 – 16,60 $, ossia i minimi di gennaio e di luglio). Se il rimbalzo dovesse proseguire, il secondo grande ostacolo lo si trova a 17 - 17,30. In caso contrario abbiamo il recente minimo a 15,50 $ (ora divenuto supporto) e successivamente troviamo la cifra tonda. L’outlook, se dovessero rimanere immutati i fondamentali, è neutrale-negativo.

Grafico settimanale XAGUSD (principali supporti e resistenze)

 

Platino (XPTUSD)

Ancora una settimana negativa per il platino che, perso il supporto a 950 dollari l’oncia, prova timidamente a rimbalzare – seppur in maniera più fiacca – assieme ad oro e argento. Il prezzo del metallo si trova attualmente poco sopra ai minimi annuali e vicino ai minimi del 2016. Come già accennato negli scorsi report, quotazioni così basse potrebbero stuzzicare l’interesse dei produttori del settore automobilistico poiché il differenziale col palladio continua ad ampliarsi (entrambi i metalli sono impiegati nella costruzione di sistemi di scarico, sia per i mezzi a benzina, sia per quelli a diesel). Verso il basso il primo forte supporto è posto in area 810 $/oz. Verso l’alto i primi ostacoli si incontrano in area 920 - 930 $/oz. Infine troviamo i recenti massimi in area 950 $/oz.

Grafico settimanale XPTUSD (principali supporti e resistenze)

 

Palladio (XPDUSD)

Il rally del palladio non accenna a rallentare. Questa settimana il metallo ha fatto segnare un nuovo record sfondando il tetto dei 1030 dollari l’oncia e arrivando a toccare i 1036. Una breve correzione in area 1000 dollari è stata vista come occasione di acquisto. I fondamentali continuano a rimanere più che buoni: la – nel corso di tutto il 2017 – ha superato l’offerta. Ora quella che era una forte resistenza (ossia i 1000 dollari) è diventata un supporto. Se le quotazioni dovessero correggere (chiusura di posizioni speculative da parte di fondi) abbiamo i 950 $/oz e successivamente i 900 $/oz. L’outlook è positivo (sebbene con una certa prudenza visto il prezzo attuale).

Grafico settimanale palladio (principali supporti e resistenze)

 

Eurodollaro (EURUSD)

Il cambio, piuttosto stabile, continua a muoversi in un range abbastanza limitato che ha come supporto 1,15 e come resistenza 1,20. Attualmente, dunque, la fase è laterale senza una direzionalità ben precisa. Il rialzo dei tassi da parte della FED non ha provocato grossi sconvolgimenti essendo praticamente già stato incorporato nel cambio degli ultimi 3 mesi. Le previsioni degli analisti sono rialziste: il consenso è mediamente superiore all’1,20 per ciò che concerne il 2018. A seconda dei prossimi annunci della BCE e della FED si potrà avere un’idea più limpida (in special modo se si dovesse sfondare verso l’alto o verso il basso il sopraindicato range).

Grafico settimanale EURUSD (principali supporti e resistenze)

 

Per concludere

ORO

Resistenze

1250

1290 - 1315

Supporti

1200 - 1210

1185 - 1190

 

ARGENTO

Resistenze

17,25

17,70

Supporti

15,60 - 16,15

16,62 -16,65

 

PLATINO

Resistenze

945 - 950

960

Supporti

810

905 - 910

 

PALLADIO

Resistenze

(1000) -1030

1050

Supporti

950 - 960

980

 

EURUSD

Resistenze

1,1850 - 1,20

1,25

Supporti

1,15 - 1,16

1,175

onti: Commerzbank, UBS, IlSole24Ore, BoFA.

 

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