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Oro: prese di profitto a 4.055 $/oncia, ma il bilancio settimanale resta solido
L’oro chiude la settimana attorno ai 4.055 dollari l’oncia (circa 116,50 €/g per il 24 carati), segnando una flessione intraday di circa l’1% dovuta a prese di beneficio. Nonostante il rallentamento di giornata, il bilancio settimanale resta solido con un progresso complessivo superiore al 4%, sostenuto dall’indebolimento del dollaro e dalle recenti tornate elettorali negli Stati Uniti. Nel medio termine il metallo prezioso prosegue la sua fase di consolidamento: dopo i massimi storici toccati a inizio anno oltre quota 5.600 $, le quotazioni risentono della linea restrittiva della Federal Reserve sui tassi d’interesse, pur trovando un pavimento robusto sopra la soglia psicologica dei 4.000 dollari grazie agli acquisti strategici delle banche centrali e alle coperture geopolitiche.
[Fonte: Trading Economics]
Nuovo rally per l’oro: le quotazioni volano oltre i 4.100 dollari l’oncia
Corsa agli acquisti sul metallo prezioso, che accelera con rialzi superiori al 2% spingendosi sopra la soglia psicologica dei 4.100 dollari per oncia (circa 118 euro al grammo). A sostenere la fiammata sono la debolezza del dollaro e le persistenti tensioni geopolitiche internazionali, che continuano ad alimentare la domanda di beni rifugio. Sullo sfondo incidono anche i timori inflazionistici e l’attesa per le prossime mosse delle banche centrali sui tassi di interesse, fattori che spingono gli investitori a proteggere i portafogli. Per gli analisti, il trend primario resta marcatamente rialzista finché persisterà l’incertezza sul quadro macroeconomico globale.
[Fonte: Euronummus]
Oro e Midterm USA
L’oro viaggia in una fase di cauta attesa, oscillando sui mercati internazionali a ridosso dell’area dei 3.900-4.000 dollari l’oncia, mentre gli investitori guardano all’esito delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La tornata elettorale per il rinnovo del Congresso rappresenta uno snodo cruciale per gli equilibri a Washington: l’eventualità di un governo diviso potrebbe limitare lo spazio di manovra sulla spesa fiscale, frenando le pressioni inflazionistiche e i rendimenti obbligazionari. Al contrario, una maggioranza netta rischia di riaccendere il deficit e indebolire il dollaro, dinamica che storicamente funge da volano per il bene rifugio per eccellenza. Tra la prudenza della Federal Reserve sui tassi d’interesse e le tensioni geopolitiche sempre sullo sfondo, il lingotto attende il responso delle urne per definire la direzione del suo prossimo rally.
[Fonte: Ing.com]
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