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Continua la corsa dell’oro: Fed, tensioni geopolitiche e banche centrali sostengono il rally

Pila di lingotti d'oro con skyline della città sullo sfondo

Le recenti tensioni geopolitiche e l’incertezza legata alle prossime mosse della Federal Reserve ha allarmato gli investitori, che sono tornati a cercare sicurezza nel bene rifugio per eccellenza. Dopo essersi stabilizzato intorno ai 4.000 dollari l’oncia per diverse settimane, l’oro ha impennato bruscamente di circa 400 dollari (pari a circa il 10%) dall’inizio di agosto, registrando quello che potrebbe essere il miglior andamento mensile del secolo. L’ultima volta in cui il metallo giallo è aumentato del 13% o più è stato nel settembre del 1999.

Federal Reserve e occupazione USA debole alla base del rialzo

I fattori chiave dietro l’aumento del prezzo del bene rifugio sono l’atteggiamento accomodante da parte della banca centrale statunitense (Fed) e la pubblicazione dei dati sull’occupazione, più deboli di quanto inizialmente previsto. Il dato inflazionistico ancora moderato riduce i timori di un inasprimento della politica monetaria, favorendo il mercato del bene rifugio.

Permangono i dubbi degli investitori riguardo al neoeletto presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, le cui dichiarazioni hanno messo in dubbio l’indipendenza dello stesso istituto finanziario – non ha entusiasmato neanche la sua dichiarazione circa l’obiettivo di inflazione, fissato al 2%.
Il mercato obbligazionario è entrato in allarme, con i rendimenti dei Treasury decennali di riferimento ai livelli più alti degli ultimi 18 mesi. Tutto ciò ha beneficiato grandemente l’oro, che nelle prime settimane di agosto è passato da 113 euro al grammo a circa 122,50 euro al grammo: un aumento superiore all’8,4%. La rapida salita del metallo ha poi portato alla riscossione dei profitti come naturale conseguenza: il 18 agosto la battuta di arresto, con il metallo giallo in chiusura a 120,30 euro al grammo.

Per monitorare il valore del metallo in tempo reale, consulta la nostra pagina dedicata alle quotazioni dell’oro in euro al grammo.

Ancora acquisti da parte delle banche centrali

Le banche centrali hanno approfittato del ribasso dell’oro per rifornire le proprie riserve auree. Nel secondo trimestre gli acquisti netti hanno contato ben 289 tonnellate: cinque volte le 57 tonnellate del primo trimestre e il 62% in più rispetto allo stesso periodo nel 2025. Si tratta del valore più alto mai registrato in un secondo trimestre.

A dominare gli acquisti la Banca Nazionale della Polonia, che ha aggiunto nei propri caveau 51 tonnellate. A fine giugno le riserve auree polacche contavano 632 tonnellate, contro un obiettivo dichiarato di 700. Sul secondo e terzo gradino del podio, Uzbekistan (+16 tonnellate) e Kazakistan (+15 tonnellate).

Ma non è tutto. Nel sondaggio condotto annualmente dal World Gold Council in materia di riserve auree, l’89% delle banche centrali intervistate ha dichiarato di aspettarsi un incremento delle riserve auree globali nei successivi dodici mesi.

grafico acquisti banche oro

In estremo oriente, la People’s Bank of China ha raggiunto il ventunesimo mese consecutivo di acquisti di oro. Nel mese di luglio ha aggiunto alle proprie riserve 20 tonnellate di metallo giallo, mai così tante da ottobre 2023. E crescono anche le importazioni: 764 tonnellate nel primo trimestre, in aumento del 138% rispetto al 2025.

Se vuoi approfondire le basi su come funziona la custodia fisica e la fiscalità di questi beni, leggi la nostra guida all’oro da investimento.

Fonti

Reuters, Central banks spearhead renewed gold rush

Gold.org, China gold market update: Strong official sector buying in July

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