Sembrava di intravedere uno spiraglio di pace in Medio Oriente, ma dopo appena venti giorni di tregua la situazione tra le due potenze è tornata a scaldarsi.
Le rinnovate tensioni intorno allo Stretto di Hormuz minacciano di paralizzare un quinto del commercio mondiale di greggio, che a seguito delle ultime notizie ha guadagnato il +4%.
Le borse si svegliano in profondo rosso, l’oro scivola sul timore di inflazione e nuove strette monetarie. Un periodo di forti contraddizioni per il mercato del bene rifugio, che se da un lato beneficia dei dati deludenti trasmessi dal rapporto sull’occupazione USA (i nuovi posti di lavoro sono la metà di quanto atteso, stabile il tasso di disoccupazione), dall’altro risente dei recenti verbali Fed, nei quali resta palpabile l’attenzione ai rischi inflazionistici. La banca centrale statunitense sembra decisa a mantenere una politica monetaria restrittiva, ponendo di fatto un freno alla corsa dell’oro, scoraggiato dagli elevati rendimenti reali.
Hormuz e petrolio: perché il prezzo dell’oro resta sotto pressione
Lo stretto di Hormuz attualmente risulta ancora accessibile alle navi mercantili, anche se gli elevati rischi di attacchi scoraggiano la navigazione del collo di bottiglia. A seguito degli ultimi assalti iraniani ai danni delle imbarcazioni, le autorità marittime continuano a raccomandare la rotta attraverso le acque meridionali dell’Oman.
Il petrolio non ha ancora raggiunto i livelli toccati durante il periodo più intenso del conflitto, ma resta ancora lontano dal prezzo precedente all’escalation. Lo spettro dell’inflazione torna così a far paura, con un duplice effetto per l’oro: da una parte la tensione intorno a Hormuz sostiene la domanda di beni rifugio, dall’altra il caro energia e le aspettative di un’inflazione persistente lo rendono meno appetibile.
Analisi tecnica: i livelli chiave della quotazione oro
Il grafico mostra l’andamento altalenante dell’oro nell’ultimo mese. Dal punto di vista tecnico i ribassisti mantengono il vantaggio nel breve termine, poiché il prezzo continua a rimanere al di sotto dei principali livelli di resistenza.
- Scenario rialzista: i rialzisti guardano al superamento di 4.138 $/oncia; riconquistata questa soglia la strada verso i 4.203 dollari sarebbe spianata e punterebbe alla media mobile a 50 giorni, intorno ai 4.352 dollari;
- Scenario ribassista: i ribassisti puntano a rompere il supporto di 4.021 $/oncia, con obiettivi successivi a 3.942 e 3.886 dollari.

Il ruolo delle banche: oro ancora tra gli asset favoriti
Dalle indagini svolte il mese scorso da World Gold Council emerge un dato interessante: il 45% delle banche centrali prevede di aumentare le proprie riserve auree nei prossimi 12 mesi. Parallelamente, il sondaggio annuale di OMFIF mostra che le stesse continuano a considerare l’oro tra gli asset favoriti nell’ambito della diversificazione dei portafogli, soprattutto alla luce di un sistema finanziario globale sempre più incerto.
Ma le banche centrali non si limitano a rilasciare dichiarazioni a supporto dell’oro: nel mese di maggio, hanno aggiunto alle proprie riserve ufficiali 41 tonnellate nette di metallo. Prosegue quindi il trend pluriennale di domanda da parte degli istituti finanziari, molti dei quali hanno cavalcato l’onda correttiva che ha interessato l’oro nel mese di giugno.
Polonia e Cina in testa agli acquisti
Tra gli acquirenti più aggressivi spicca la Polonia, che nel primo semestre del 2026 ha accumulato ben 82 tonnellate: Adam Glapinski, governatore della banca centrale polacca, ha dichiarato apertamente di aver approfittato del calo del prezzo per alimentare le scorte auree del Paese. In Estremo Oriente la Cina domina il mercato, marcando con giugno il 20° mese consecutivo di acquisti e il maggior incremento mensile di quest’anno: 15 le tonnellate aggiunte al proprio patrimonio.
Perché le banche centrali comprano oro (e i trader no)
Le decisioni delle banche centrali contrastano nettamente con quelle degli investitori al dettaglio, impegnati a seguire lo slancio del mercato azionario dell’intelligenza artificiale. Alcuni trader, come abbiamo già visto nelle precedenti pubblicazioni, hanno liquidato la propria posizione in oro per far fronte al caro energia.
Ma perché i – viene da chiedersi- gli investitori privati adottano un comportamento tanto diverso dagli istituti finanziari?
La risposta è che questi ultimi non cavalcano il momentum del mercato, non misurano il rischio in trimestri, bensì in decenni; preparano in questo modo uno strumento di protezione contro eventuali shock geopolitici e crisi finanziarie. Riconoscono all’oro le caratteristiche che da sempre lo rendono uno degli asset rifugio di riferimento: è universalmente accettato, liquido, senza rischi di controparte e indipendente da qualsivoglia politica fiscale o monetaria. Un atteggiamento lungimirante e prudente che spesso si discosta dalla logica degli investitori, più focalizzati sui movimenti del mercato nel breve periodo.
Fonti:
https://www.ilsole24ore.com/art/trump-all-iran-la-tregua-e-finita-siete-feccia-presto-colpiremo-nuovo-AJznunC
https://www.kitco.com/news/article/2026-07-10/gold-holds-above-4100-hormuz-tension-yields-pressure-silver-kitco-pm-report
https://www.kitco.com/news/article/2026-07-10/central-banks-are-voting-gold-their-balance-sheets




