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Apertura debole per l’oro: preoccupa la crisi energetica
L’oro apre la settimana senza entusiasmo, appesantito dal rafforzamento del dollaro. L’aumento del costo dell’energia rafforza il timore dell’inflazione, ma gli investitori preferiscono vendere le proprie posizioni in oro fisico per acquisire la liquidità necessaria al greggio – il timore che il conflitto possa sfociare in uno shock globale, al momento, è più vivo che mai. L’oro spot ha perso l’1,4%, attestandosi intorno a $5.100 l’oncia.
[Fonte: Market Screener]
Dati occupazione USA deludenti: tornano a crescere oro e argento
Modesti rialzi per i metalli preziosi da investimento, che tornano a crescere dopo la pubblicazione del rapporto sull’occupazione USA di febbraio. Dati molto inferiori alle attese, corroborati da una crescente avversione al rischio di mercato. Nel frattempo il conflitto in Medioriente alimenta l’interesse degli investitori verso i beni rifugio, proiettando l’oro a $5.128 l’oncia.
[Fonte: Kitco news]
Oro ancora debole, ma per gli analisti è solo una tregua
Nonostante il conflitto in Medio Oriente non accenni a placarsi, i prezzi dell’oro continuano a mostrarsi inaspettatamente deboli. La ragione principale resta il dollaro forte, anche se gli analisti precisano che la sottoperformance del bene rifugio per eccellenza sarà una parentesi temporanea. Dietro la liquidazione dell’oro ci sarebbe infatti il bisogno di liquidità, che tuttavia non sarebbe sufficiente a mantenere il metallo al ribasso. Se l’incertezza geopolitica dovesse perdurare, è possibile che l’oro raggiunga $5.700 nella seconda metà dell’anno.
[Fonte: Investing.com]
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