Secondo l’ultimo report di In Gold We Trust lo status del dollaro USA come valuta di riserva globale mostrerebbe, con il passare del tempo, crepe sempre più evidenti.

In particolare, la violazione di fiducia porterebbe progressivamente il dollaro a perdere il suo status di valuta di riserva mondiale, spianando la strada – nel medio e lungo temine – a un nuovo “ordine monetario globale”.

La decisione del G7 e dell'UE del 26 febbraio 2022 di congelare le riserve in dollari ed euro della Banca centrale russa è destinata – secondo il report – a passare alla storia monetaria: è infatti la prima volta che le sanzioni vengono applicate contro uno Stato come la Russia (con potere di veto nel Consiglio di Sicurezza ONU, ex membro del G8 oltre che potenza nucleare e più grande esportatore di materie prime al mondo).

I provvedimenti presi non sarebbero destinati a generare condizioni favorevoli nel medio lungo termine: si sarebbe infatti posta in evidenza la rapidità con cui le riserve di dollari possono trasformarsi da un bene altamente liquido a “carta stampata”. USA e area euro starebbero dicendo al resto del mondo di non voler più pagare le contropartite economiche degli accordi commerciali precedenti. Sempre secondo In Gold We Trust, inoltre, la Cina osserverebbe con attenzione il congelamento delle riserve della Russia e sarebbe pronta ad intensificare i suoi sforzi per ottenere la sovranità monetaria.

Nel contempo la Banca centrale russa ha adottato notevoli contromisure per sostenere il crollo del rublo. Dopo aver raddoppiato il tasso d'interesse di riferimento al 20%, ha annunciato che avrebbe pagato un prezzo fisso di 5.000 rubli per grammo d'oro dal 28 marzo al 30 giugno. Ciò equivale a circa 1.940 dollari USA per oncia. In questo modo si stabilisce una soglia minima per il prezzo dell'oro in rubli e, poiché l'oro viene scambiato in dollari USA, si stabilisce implicitamente anche una soglia minima per il rublo in dollari USA. Stato di cose, questo, che illustra - nel modo più vivido - come l'oro possa essere utilizzato in qualsiasi momento come vera e propria ancora per una valuta in discesa.

L'aspetto impressionante è l'andamento del valore esterno del rublo rispetto al dollaro statunitense: nonostante le sanzioni, il rublo è più solido rispetto all'inizio dell'anno. Stando al report, la decisione della Russia di non accettare più gli euro come mezzo di pagamento per le sue esportazioni avrebbe giocato un ruolo significativo nell'inaspettata forza del rublo. Il presidente della commissione energia della Duma russa, Pavel Zavalny, ha commentato la decisione russa di non accettare più l'euro come mezzo di pagamento: "Che paghino in valuta forte, l’oro, o che paghino come è conveniente per noi, in valuta nazionale".

 

Conclusione

Stando al report, è da ritenere plausibile che l'oro - in quanto riserva monetaria neutrale - tragga beneficio dal conflitto tra Est e Ovest. In un mondo sempre più polarizzato e diviso in due blocchi, l'oro può fungere da intermediario monetario neutrale e non statale.

Nel frattempo, la tendenza alla crescente popolarità dell'oro tra le banche centrali è proseguita senza sosta dal 2008. Così, mentre i Paesi BRICS hanno aumentato in modo significativo le loro riserve auree negli ultimi anni, l'Occidente - in particolare l'area dell'euro e gli Stati Uniti - è ancora molto avanti in questa classifica.

Oltre alla caratteristica unica che l'oro non presenta rischi di insolvenza o di confisca - a condizione che sia custodito in modo sicuro nel Paese che lo possiede - le banche centrali hanno ora un altro argomento a favore della detenzione di riserve in oro: i tassi di inflazione saranno probabilmente destinati a minare ulteriormente la fiducia nelle valute nei prossimi anni.

Secondo In Gold We Trust è probabile che l'oro verrà ulteriormente accettato come valuta di riserva in molti Paesi, affermandosi sempre più come un'ancora di fiducia, atta a preservare il potere d'acquisto.

 

Fonte: In Gold We Trust Report