Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha indebolito il dollaro statunitense, sceso ai minimi da circa un mese. Vacilla dunque l’interesse degli investitori per gli asset rifugio denominati in valuta USA, innescando come (quasi) sempre accade la reazione positiva dell’oro.
Il metallo giallo sembra avviato a una fase di consolidamento sopra la soglia critica di $4.600 l’oncia – nella sola giornata di mercoledì 8 aprile il guadagno è stato superiore al 2,8%. Dopo i ribassi provocati dalla crisi energetica il bene rifugio torna ad alzare la testa, alimentando il sentiment rialzista degli investitori.
Il grafico che segue mostra l’andamento dell’oro negli ultimi trenta giorni:
Il motore principale dell’incremento del prezzo è il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: due settimane di tregua, subordinata alla riapertura dello stretto di Hormuz da parte di Teheran. Le materie prime energetiche hanno subìto una brusca battuta di arresto (ieri il petrolio perdeva il 16%), dando così il via ad un ritorno di fiamma tra gli investitori e l’oro. La situazione resta comunque in costante evoluzione, considerata la totale chiusura dello stretto da parte dell’Iran in risposta ai bombardamenti israeliani in Libano.
Per il momento il bene rifugio si mantiene ancora saldo sopra i $4.600, ma prima di tornare a guardare ai $5.000 dollari occorre una consolidamento oltre la nuova soglia critica, fissata a $4.800.
La prima soglia chiave da infrangere al ribasso è indicata a $4.700 per oncia.
Il grafico sottostante mostra con chiarezza l’andamento annuale dell’oro. Si osserva un 2025 da record, con un picco superiore ai $5.600 raggiunto alla fine di gennaio 2026, e una misura correttiva definita “salutare” da molti analisti.
Importante chiarire che nonostante i timori dei detentori di metallo giallo, preoccupati che l’oro abbia perso la funzione di bene rifugio in tempo di guerra, non si registrano cambiamenti strutturali nel suo ruolo nel portafogli.
Indrani De, responsabile della Ricerca Globale sugli investimenti presso FTSE Russel, ha dichiarato che la recente performance dell’oro è il risultato di fattori macroeconomici contrastanti, che ridefiniscono il modo in cui gli investitori interagiscono con il metallo prezioso nel breve tempo. L’oro continua a beneficiare dell’incertezza geopolitica, ma è importante fare una distinzione tra fondamentali di lungo periodo e ostacoli nel breve termine.
L’incremento del costo delle materie prime energetiche ha risvegliato la paura dell’inflazione, inducendo le banche ad aumentare i tassi di interessi. Di conseguenza, detenere un bene che non produce rendimento – come l’oro- comporta un costo più elevato.
Bisogna tuttavia considerare che il rally di fine 2025 ha conferito all’oro i comportamenti tipici di un asset finanziario, inclusi cicli di presa di profitto a seguito di forti rialzi. Questa nuova tendenza ha reso l’oro più sensibile alle condizioni di disponibilità finanziaria del mercato, soprattutto durante periodi – come quello tutt’ora in corso- in cui il timore del caro energia aumenta il bisogno di liquidità.
L’oro resta un importante diversificazione di portafoglio per gli investitori, in grado di garantire stabilità e protezione del capitale in tempi incerti.
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