Quotazioni ORO (Gold)
Spot (Eur/gr) BID: 78,17 ASK: 78,31 (Usd/oz) BID: 78,17 ASK: 78,31
Fixing (Eur/gr) AM 12.05: 2.432,500 PM 12.05: 2.431,890 (Usd/oz) AM 12.05: 2.432,500 PM 12.05: 2.431,890
Quotazioni ARGENTO (Silver)
Spot (Eur/gr) BID: 78,17 ASK: 78,31 (Usd/oz) BID: 78,17 ASK: 78,31
Fixing (Eur/gr) 12.05: 2.432,500 (Usd/oz) 12.05: 2.432,500

L’oro continuerà a crescere nel 2026?

Dopo aver toccato 50 nuovi massimi storici, maturando il 60% di rendimento in dodici mesi, l’oro si è confermato tra gli asset più performanti del 2025.

Nonostante il bene rifugio per eccellenza sia noto per il suo atteggiamento difensivo, tendenzialmente immune da rialzi o ribassi improvvisi, negli ultimi mesi si è comportato in modo simile a un titolo azionario.

Questo la dice lunga sullo scenario geopolitico corrente, in cui l’incertezza fa da padrona e i mercati vacillano sotto il peso delle turbolenze economiche.

2025: una performance “d’oro”

L’anno scorso il metallo giallo è stato protagonista di un rally straordinario: secondo Gold Outlook 2026 e World Gold Council, si tratterebbe del quarto miglior rendimento annuale dal 1971.

La debolezza del dollaro, il contesto geoeconomico incerto, i conflitti in corso e i nuovi venti di guerra hanno gonfiato le vele del bene rifugio, attirando l’interesse degli investitori. 

Tra le ragioni del rialzo bisogna citare anche la politica monetaria accomodante della Federal Reserve (Fed), la banca centrale statunitense, che ha ridotto i tassi d’interesse. 

Storicamente tassi d’interesse più bassi causano un aumento del prezzo dell’oro, poiché riducono il valore del denaro e rendono gli investimenti in grado di generare interessi (per esempio, i Titoli di Stato) meno competitivi. 

Il grafico soprastante, che monitora l’andamento del bene rifugio da gennaio 2025 a gennaio 2026, mostra con chiarezza la tendenza rialzista che ha interessato l’oro nel corso dell’anno.

Nel terzo trimestre del 2025, la domanda di oro (ETF, futures, lingotti e monete) da parte di investitori e banche centrali ha totalizzato all’incirca 980 tonnellate: oltre il 50% in più rispetto alla media dei quattro trimestri precedenti. Un incremento reso ancora più evidente dal recente rialzo dei prezzi, poiché 950 tonnellate corrispondono a un valore trimestrale di circa 109 miliardi di dollari – calcolando un prezzo medio a oncia di $3.458, si parla di un aumento di circa il 90% rispetto alla media dei quattro trimestri precedenti. 

Quali prospettive per il 2026?

Le turbolenze geopolitiche che hanno scosso il 2025 si sono trascinate anche nel nuovo anno, che si prospetta altrettanto suscettibile all’incertezza del contesto globale.
Se le condizioni attuali dovessero persistere, l’oro potrebbe mantenere una sostanziale stabilità; tuttavia, in caso di rallentamento della crescita economica e ulteriore ribasso dei tassi d’interesse, il prezzo del metallo potrebbe continuare la sua ascesa. 

Il 2026 sarà l’anno in cui si vedranno gli esiti della politica dei dazi di Trump – se le imposte sulle importazioni dovessero sortire l’effetto sperato, rafforzando il potere del biglietto verde, l’oro potrebbe subire una pressione al ribasso.

Gli acquisti delle Banche Centrali e degli investitori continueranno a giocare un ruolo chiave nella performance del bene rifugio, fonte di stabilità nei periodi di maggiore volatilità dei mercati. Secondo le aspettative di JP Morgan Global Research, la domanda di banche e investitori dovrebbe attestarsi in media intorno a 585 tonnellate a trimestre. 

Gli istituti di credito dovrebbero ridurre gli acquisti a circa 755 tonnellate – negli ultimi tre anni avevano toccato un picco superiore a 1000 – perché, dato il prezzo superiore ai $4.000 dollari, non hanno bisogno di acquistare tanta materia prima per portare la quota di oro nelle riserve alla percentuale desiderata.

Il flusso degli investimenti dovrebbe invece rimanere solido, con richiesta di ETF pari a 250 tonnellate. Cresce il bisogno di sicurezza dell’oro fisico, con lingotti e monete destinati a superare la già elevata soglia di 1.200 tonnellate di domanda annua. 

Il posizionamento degli investitori sui futures rimane long, ovvero orientato all’aumento del prezzo nel tempo.

Natasha Kaneva, responsabile della strategia globale sulle materie prime di JP Morgan, ha dichiarato che i trend che stanno guidando il prezzo dell’oro al rialzo non sono ancora esauriti. Il trend di diversificazione delle riserve ufficiali e degli investimenti è proiettato infatti sul lungo periodo, e la domanda di oro potrebbe spingere i prezzi verso i $5.000 l’oncia entro la fine del 2026. 

Il grafico sovrastante mostra le previsioni di JP Morgan Global Research, che ipotizza una media di $5.055 l’oncia nel quarto trimestre del 2026.

Entro la fine del 2027 il prezzo dovrebbe raggiungere $5.400 l’onciaQuello che è certo è che basterebbe che lo 0,5% delle attività statunitensi scegliesse l’oro come diversificare per far schizzare il prezzo a $6.000 l’oncia. 

Considerando che l’offerta mineraria è in una posizione di stallo, lenta a reagire all’aumento del costo della materia prima, il rischio di non riuscire a soddisfare la domanda è concreto. Le previsioni degli analisti di JP Morgan, per loro stessa ammissione, sono addirittura prudenti.

 

Fonti

Gold Outlook 2026: Push ahead or pull back  

A new high? | Gold price predictions from J.P. Morgan Global Research 

Oro record oltre i 4.600 dollari: l’outlook sul 2026 | We Wealth

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