Quotazioni ORO (Gold)
Spot (Eur/gr) BID: 78,17 ASK: 78,31 (Usd/oz) BID: 78,17 ASK: 78,31
Fixing (Eur/gr) AM 12.05: 2.432,500 PM 12.05: 2.431,890 (Usd/oz) AM 12.05: 2.432,500 PM 12.05: 2.431,890
Quotazioni ARGENTO (Silver)
Spot (Eur/gr) BID: 78,17 ASK: 78,31 (Usd/oz) BID: 78,17 ASK: 78,31
Fixing (Eur/gr) 12.05: 2.432,500 (Usd/oz) 12.05: 2.432,500

2026, un inizio anno turbolento tra prezzi record e correzioni

grafico con andamento oro e pepite

Sembrava l’inizio del rally dei record. Un’incredibile impennata di €10 al grammo in una sola notte, quella del 29 gennaio 2026. Le tensioni geopolitiche spingevano la domanda del metallo nobile alle stelle, mentre l’indice del dollaro statunitense oscillava.

L’oro ha toccato gli storici massimi intraday di $5.595 – 5.600 per oncia, seguito a ruota dall’argento, che ha raggiunto $119,67 per oncia (circa €3,26 al grammo). 

Così, mentre Trump faceva la voce grossa contro l’Iran, minacciando ripercussioni nel caso in cui non avesse smantellato i propri arsenali nucleari, i mercati di tutto il mondo tremavano. Gli attacchi del regime contro migliaia di contestatori per le strade di Teheran hanno spinto la tensione con gli USA alle stelle: il prezzo del greggio è decollato, raggiungendo i massimi dei sei mesi precedenti, e la domanda di beni rifugio ha spinto oro e argento verso nuovi record durante la notte.

Tuttavia, l’euforia dei metalli preziosi ha avuto vita breve. Già il 30 gennaio oro e argento perdevano rispettivamente il 10 e il 30% in vista del fine settimana. Nulla di inaspettato per gli analisti, che giudicavano iperestesi i prezzi raggiunti nel corso delle ore precedenti. 

Uno slancio non sostenibile, soprattutto nel primo mese dell’anno. Neil Welsh, Head of Metals presso la Britannia Global Markets, ha sottolineato l’incredibile volatilità di oro e argento nei giorni di 29 e 30 gennaio, definendo poi il ritracciamento “non sorprendente, considerando velocità e portata del rally di gennaio”. Il metallo giallo e il suo cugino “meno nobile” avevano guadagnato rispettivamente quasi il 20 e oltre il 40%, con posizioni tipiche dei picchi di breve periodo.

La volatilità dei giorni successivi è motivata dalle condizioni di trading sempre più complesse, proprio a causa degli esagerati rialzi del 29 gennaio. 

Il sell-off non deve quindi essere inteso come una crisi del mercato dei metalli preziosi, né come una perdita di fiducia nei beni rifugio: rappresenta piuttosto una correzione sana, una risposta naturale allo slancio di esuberanza di oro e argento. 

Secondo gli analisti il trend rialzista non è stato danneggiato dal ritracciamento del prezzo di fine gennaio: al contrario, le forze trainanti dei metalli preziosi sono ancora saldamente in essere, e dovrebbero rimanerlo per il resto dell’anno.

Il 2026 si prospetta dunque un anno ricco di supporti per il mercato di oro e argento, anche se con un range di oscillazioni più ampio rispetto a quello che l’ha preceduto. 

Il persistere di incertezze politiche ed economiche dovrebbe scoraggiare il metallo giallo da un ribasso prolungato, soprattutto a causa del perenne sentimento di ansia dei mercati. Il timore che una decisione politica imprevedibile sconvolga il delicato equilibrio globale supporta le tendenze rialziste, mentre l’ampiezza del ribasso possibile si attesta intorno ai $4.600 per onciaUna soglia comunque difficile da raggiungere, visto che qualsiasi ritracciamento dei prezzi verrà probabilmente visto dagli investitori come un’opportunità di rafforzamento per le long-positions. 

Pesa il debito del G7, in crescita oltre i livelli già insostenibili raggiunti, e le potenziali pressioni inflazionistiche. Il dollaro statunitense continua a perdere popolarità, mentre cresce la necessità di asset in grado di preservare il proprio valore nonostante le turbolenze geopolitiche. 

Per avere un’idea dell’andamento dell’indice del biglietto verde, è sufficiente dare uno sguardo al grafico che segue:

 

 

In un solo anno, la perdita incassata dalla valuta USA ammonta al -9,03%. Un dato che si fa portavoce di una perdita di fiducia difficile da arrestare, specialmente a fronte di risultati sull’inflazione più deboli del previsto.

I prezzi al consumo nel mese di gennaio non hanno soddisfatto le aspettative, aprendo la strada alla Banca Centrale Statunitense (Fed) per ulteriori tagli ai tassi d’interesse nel corso dell’anno. 

L’incognita Fed: cosa cambierebbe con un nuovo presidente

Il 2026 potrebbe essere un anno di grandi cambiamenti in casa FedIl 15 maggio segna la data di scadenza dell’attuale presidente, Jerome Powell, più volte bersaglio delle critiche di Donald Trump, che lo ha accusato di non aver tagliato i tassi con la rapidità e l’intensità richieste. In quanto membro del consiglio dei governatori, tuttavia, Powell potrebbe sfruttare il mandato separato di cui dispone per rimanere in carica fino al 31 gennaio 2028.

Trump vorrebbe che il testimone di Powell passasse a Kevin Warsh, già governatore della banca centrale nel 2006, che potrebbe fornire maggiore stabilità alla situazione monetaria statunitense. Nonostante Warsh sia noto per la sua attitudine restrittiva in materia di politica monetaria, gli analisti ritengono improbabile un suo schieramento contro le direttive di Trump: tassi bassi per stimolare l’economia, nonostante il rischio inflazionario proprio dietro l’angolo.

L’elezione del nuovo presidente – o la permanenza del vecchio- potrebbe giocare un ruolo chiave nell’andamento dei metalli preziosi dei prossimi mesi: se restasse in auge una  politica “falco”, con tassi mantenuti elevati sul lungo periodo, il dollaro potrebbe rafforzarsi a scapito di oro e argento. Al contrario, un orientamento più accomodante a sostegno della crescita economica potrebbe indebolire ulteriormente la valuta USA, aprendo una nuova possibile pista di decollo per i metalli preziosi.

 

Fonti

Kitco_Strong price gains

Investing_il dollaro fatica a guadagnare terreno.Lo yen soffre per i deboli dati di crescita.

Euronews_Fed,il bivio di Jerome Powell

 

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