Secondo il World Gold Council, l’industria mineraria dell’oro lotta per sostenere la crescita della produzione a fronte di depositi sempre più scarsi di metallo giallo.
Nonostante le cifre record del primo trimestre dell’anno, con una produzione in aumento del 4% rispetto al 2023, il quadro generale si è stabilizzato tra gli anni 2016-18 e da allora non è più cresciuto.
Lo scorso anno la crescita si è fermata a uno scarso +0,5% rispetto all’anno precedente; nel 2022 era stata pari al +1,35%, nel 2021 si attestava al +2,7 e nel 2020 era risultata addirittura negativa, con uno sconfortante -1%.
Trovare nuovi giacimenti è sempre più complicato e il processo che va dalla ricerca di nuovi depositi auriferi all’estrazione su larga scala richiede tempo; affinché una miniera diventi effettivamente operativa possono trascorrere dai 10 ai 20 anni.
Ad oggi sono state estratte circa 187.000 tonnellate d’oro, la maggior parte provenienti da Cina, Sudafrica e Australia. Secondo il servizio geologico statunitense, abbiamo a disposizione ancora 57.000 tonnellate circa prima che i giacimenti terrestri scoperti finora esauriscano le loro scorte.
Una situazione già complessa, a cui si somma la necessità di realizzare infrastrutture nei luoghi remoti dei giacimenti: non solo strade, ma anche centri energetici e idrici indispensabili al processo di estrazione del metallo.
Non solo trovare l’oro è sempre più difficile, ma la quantità di permessi richiesti e i finanziamenti necessari per i nuovi progetti rendono la strada della produzione aurifera tutta in salita.

 

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