Settembre 2010
ORO
“Domanda a due velocità, investimento ok l'industriale tira il fiato”
Il periodo estivo che volge a conclusione si è contraddistinto per due fasi profondamente diverse che hanno visto l'oro prima subire una forte correzione dai massimi dell'anno, scendendo fino a 1.155 da 1.265 dollari per poi riportarsi fino a 1.244 dollari e con una flessione anche più marcata in termini di euro oncia (max 1.026 min. 886 euro). Le due performance dimostrano una volta ancora che il mercato dell'oro è estremamente sensibile ai repentini cambiamenti degli scenari macro-economici e finanziari; dopo le crescenti turbolenze di inizio estate, culminate con la crisi greca e conseguente declassamento del credito sovrano, nonostante altri Paesi fossero sotto osservazione come Spagna, Irlanda e Portogallo, un generalizzato clima di fiducia, sostenuto da dati positivi sulla crescita USA ed in Germania, aveva spinto gli operatori ad abbandonare la prudenza, ed alzare il livello di rischio degli investimenti. Questo spiega le vendite del metallo viste a fine luglio non solo su mercati volatili come i futures, ma a sorpresa sul comparto ETF, strumenti di solito utilizzati da chi investe in ottica di lungo periodo e perciò di norma più stabili. Ancorché temporanea, una riduzione in aggregato di circa 40 T. è certamente elemento di interesse, non per l'entità della liquidazione comunque marginale, quanto perché può essere un primo segnale del fatto che in condizioni di mercato sostenibili, gli operatori potrebbero essere portati ad alzare il livello di rischio. E' ovviamente prematuro parlare di una nuova fase di mercato; la fragilità dello stesso ed uno scenario ancora incerto per il futuro non lasciano ipotizzare un cambiamento di atteggiamento verso l'oro come investimento rifugio a breve; molte infatti sono ancora le variabili che giocano a favore dell'oro come tassi vicini allo zero, rischio inflazione (anche se non nel breve) ed un dollaro comunque debole, se si escludono le perfomance contro euro. La domanda per investimento, anche se a ritmo leggermente ridotto, resta sostenuta nei vari segmenti e si intensifica in periodi di crisi. La domanda industriale e sopratutto quella per gioielleria al contrario soffre dell'effetto rialzo del prezzo con l'esclusione della Cina, che continua nel suo trend di crescita e che ha recentemente aperto le porte del mercato dell'oro locale a banche ed operatori stranieri per favorirne gli scambi, essendo ormai prossima al deficit domanda/offerta. In India, complice il prezzo interno elevato in termini di Rupia/oro, le importazioni in Agosto (15 T.) sono crollate di oltre il 50% rispetto allo stesso mese del 2009 (32 T.), nonostante la stagione dei matrimoni e dei festival sia alle porte; il dato però non sorprende se si analizza alla luce del declino delle importazioni avute durante tutto il 2010. Questo premesso riteniamo che il prezzo possa mantenersi sostenuto anche nei prossimi mesi non escludendo un possibile test dei massimi, qualora le ventilate ipotesi di intervento a sostegno dell'economia possano trovare concreta esecuzione.
ARGENTO
“Argento in rialzo diviso tra investimento e domanda industriale”
L’argento ha beneficiato negli ultimi mesi del doppio status di metallo prezioso ed industriale; da un lato le incertezze dei mercati premiamo l'argento come investimento alternativo, come dimostrato negli ultimi mesi dall'aumento della domanda di ETF di argento (attualmente sono in stock circa 12.700 T.) dall'altro la ripresa seppur incerta degli ultimi trimestri, sostiene una domanda industriale in crescita, sopratutto in alcuni segmenti come quello fotovoltaico, e nonostante il prezzo elevato della materia prima, in quello della produzione di gioielleria in argento che beneficia anche dello switch con i monili in oro. I fondamentali rafforzano pertanto una view di mercato positiva, anche se sul metallo pesano la tipica elevata volatilità del prezzo ed il rischio sostituzione con prezzi superiori a 20-22 dollari.
EUR/USD
“Fed pronta a dar stimolo alla ripresa”
Il dollaro e sopratutto l'economia americana, sono da giorni sotto particolare osservazione, alla luce delle ultime indicazioni macroeconomiche che suggeriscono un rallentamento della crescita nel 2 trim. 2010 al disotto della stime iniziali della FED. Le stime per il PIL 2° trim. vedono un incremento del 1,6 % rivisto da un iniziale 2,4% ed 3,7% del 1° trim. Anche altri indicatori confermano la debolezza della ripresa: il dato sulle vendite di case esistenti ha segnato un -27,2% il peggior da 15 anni a questa parte che nella giornata di martedì 24 agosto ha contribuito a deprimere le borse, premiando metalli preziosi ed euro. Nonostante i dati deboli (anche la fiducia dei consumatori è in leggera flessione a 68,9 da 69,6) una lettura ottimistica delle parole di Bernanke ha contribuito a riportare del sereno nel mercato; la politica del bicchiere mezzo pieno ha sicuramente prevalso visto e considerato che il Governatore della FED ha dichiarato che "l'economia statunitense ha rallentato più del previsto" e il suo rilancio é "lungi dall'essere raggiunto". Il mercato ha invece favorevolmente interpretato le ulteriori dichiarazioni di Bernanke con le quali conferma l'impegno della FED a sostenere l'economia, a difesa dell'inflazione o in caso di ulteriore contrazione della domanda, dalla deflazione, con "misure anche non convenzionali". Anche in Europa sembra prevalere un cauto ottimismo; i dati sugli ordinativi industriali sono saliti del 2,5% nel Vecchio Continente, ma la vera locomotiva economica resta la Germania che fa segnare un aumento del PIL nel 2 trim del 2,1% con un tendenziale annuo del 3,7% dove spiccano, tra le altre voci, esportazioni in forte aumento. Infine anche l'indice IFO (che indica la misura dello sviluppo economico in Germania) esce sorprendentemente sopra le stime degli operatori, confermando un trend attuale solido dell'economia tedesca. Segnaliamo infine che, nonostante il downgrade del debito sovrano irlandese da parte di S&P, Dublino è riuscita a collocare con successo un asta per 600 milioni di titoli di stato. Questo premesso, riteniamo che il dollaro, nonostante il cauto ottimismo delle ultime sessioni, resti ancora debole sopratutto contro le valute ex euro. Se l'area dell'euro dovesse dimostrare una certa continuità nella crescita non è escluso che nel breve - medio periodo possa manifestarsi una nuova fase di debolezza del biglietto verde anche contro euro con obbiettivi in area 1,33.


