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Maggio 2011

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ORO

“Oro resiste alla correzione e tiene sopra 1.460 $”

Il metallo, dopo aver segnato il nuovo massimo storico a quota 1.576 dollari per oncia, in linea con le liquidazioni che hanno colpito il comparto delle materie prime, ha perso oltre 100 dollari in 4 sedute, rimbalzando in area 1.460. Da allora il prezzo dell’oro è tornato sopra 1.500 e quota, mentre scriviamo, 1.505 dollari per oncia. La cause del crollo sono il risultato di un mix di concause, sia connesse ai fondamentali legati al metallo che a fattori esogeni e comuni al mercato delle commodities; in primis la temporanea correzione del dollaro, più marcata contro euro, dopo le dichiarazioni di Trichet e le tensioni in Grecia, la caduta libera dell’argento, in seguito alla folle corsa del metallo bianco verso i 50 dollari, che aveva trascinato con se anche l’oro. Ancora, le implicazioni geopolitiche, la morte di Osama Bin Laden ed infine un clima di cauto ottimismo economico, hanno spostato l’attenzione di nuovo sui listini azionari. A nostro parere il trend di fondo del metallo non può considerarsi mutato nonostante la forte correzione; l’atteggiamento favorevole verso l’oro quale elemento di diversificazione e protezione contro il deprezzamento delle valute è sicuramente il maggior “driver” motivazionale degli investitori, preoccupati da conti pubblici in alcuni casi fuori controllo, e dai rischi inflattivi presenti e futuri, legati a prezzi delle materie prime alle stelle e a manovre monetarie eccessivamente espansive. Proprio queste ultime potrebbero eventualmente segnare un elemento negativo per il destino del prezzo dell’oro; non va dimenticato che in  USA ed Europa i rispettivi governi stanno perseguendo politiche  monetarie accomodanti ad un livello eccezionalmente basso oramai da alcuni anni e che potrebbe essere prossima una inversione di tendenza, come già la BCE seppur timidamente, ritoccando il tasso REPO di 25 b.p. (attualmente all’1,25%), ha effettuato lo scorso aprile. Costo del denaro più elevato significa sopportare costi  maggiori per finanziare posizioni speculative e soprattutto entrare in concorrenza con assets che possono offrire rendimenti fissi o dividendi. Un altro tema di discussione è il ruolo che lo strumento ETF potrà giocare sul mercato, visto il deflusso netto di circa 50 tonn. (con un picco massimo di 85) da inizio anno e la capacità presente e futura di attrarre nuovi investitori. Al contrario, nonostante quotazioni record, alcune Banche Centrali si sono dimostrate attive sul fronte acquisizioni con il Messico in testa (oltre 90 tonn.), Russia (18,8) and Thailand (9,3), confermando che probabilmente anche nel 2011, il “Settore Ufficiale” registrerà un saldo netto positivo della domanda, come già nel 2010 (+ 73 tonn.). Questo premesso riteniamo che la fase correttiva del prezzo possa non essere ancora del tutto conclusa ed esporre nel breve l’oro a possibili nuovi ribassi; nel medio-lungo i fondamentali suggeriscono un potenziale ancora rialzista.

ARGENTO

“Argento: crollo record, in vista dei 50 $ l’oncia”

La folle corsa dell’argento si è infranta in vista dei 50 dollari per oncia, una sorta di déjà-vu di quanto accaduto nel 1980. Ora come allora furono il rialzi dei margini sul contratto Future dell’argento “ad innescare” la caduta rovinosa delle quotazioni. Il 5 maggioscorso il Comex ha rialzato il margine iniziale di negoziazione per il contratto dell’argento a 21.600 dollari per gli speculatori (+84%!), e 16.000 $ per gli “hedgers”, costringendo molti operatori a “mollare” la posizione e scatenare quindi il ribasso. Ciò conferma che il solo aumento della domanda industriale non poteva giustificare un rialzo di oltre il 180% dall’agosto 2010, fino ai giorni scorsi. La corsa dell’argento trova giustificazione in un mix di concause; forte domanda industriale (presente ed attesa), investimento (in taluni casi in concorrenza all’oro) e non ultima la
speculazione. Alla luce degli eventi recenti riteniamo che nel brevemedio periodo l’argento possa entrare in una fase laterale, in attesa di nuovi sviluppi di direzionalità, caratterizzata però a nostro avviso sempre da forte volatilità.

EUR/USD

“ BCE rialza i tassi, la FED in attesa”

Ad aprile la BCE, rialzando i tassi di interesse di 25 b.p. ha posto le basi per un cambiamento della propria politica monetaria, volta soprattutto alla “vigilanza” e controllo su possibili effetti inflattivi. Non va dimenticato che la BCE manovrando i tassi, persegue più la stabilità dei prezzi, che non lo stimolo od il raffreddamento dell’economia, attraverso rispettivamente immissioni o ritiri di liquidità. Il tenore delle più recenti dichiarazioni del direttivo BCE fanno però ipotizzare un ritmo moderato di adozione delle manovre monetarie, tanto che i mercati scontano un possibile nuovo intervento solo in luglio ed eventualmente un altro paio di interventi entro fine anno. Anche il FMI si auspica che alla luce del basso tasso di crescita dell’economia in Europa la BCE adotti un approccio comunque “accomodante” dal punto di vista monetario. Ulteriori   preoccupazioni giungono dai debiti sovrani dai alcuni Paesi dell’Eurozona; nei giorni scorsi la Grecia ha subito un nuovo downgrade da parte di S&P relativamente alla qualità del debito sia di breve che lungo periodo, portandolo a BB- da B, così come tornano ad allargarsi gli spread sui tassi di Portogallo e Irlanda. Lo scenario economico europeo delinea un trend di crescita consolidato anche se ad un ritmo moderato, sebbene alcuni settori (come il terziario) mostrino maggior vivacità. Dal punto di vista più strettamente finanziario tende però ad allargarsi il divario tra le economie periferiche e quelle “maggiormente virtuose”, come  Francia e soprattutto Germania che crescono a ritmi maggiori in presenza di rigidi controlli della spesa pubblica. Anche l’Italia è “promossa” da FMI il quale però ammonisce della bassa crescita del PIL (atteso all’1,1% nel 2011, stimato all’1,6% nel 2014) e la necessità di apportare tagli alle spese e l’avvio delle riforme strutturali. Anche negli Stati Uniti si conferma un trend di crescita stabile dell’economia, sebbene a ritmi inferiori alle attese e comunque settoriale; bene il settore manifatturiero (componente rilevante del PIL statunitense) meno il terziario, dove l’indice ISM non manifatturiero scende a sorpresa di quasi 5 punti (da 57,3 a 52,8), mantenendosi però sopra la fascia di espansione. Dal punto di vista dell’approccio di politica monetaria la FED ravvede nel rialzoattuale dei prezzi un fattore temporaneo, tale per cui ritiene, nelle attua i condizioni di mercato, di non dover intervenire sui tassi, che resteranno bassi in aiuto dell’economia americana, per un “periodo esteso”, come confermato dalle parole dello stesso Ben Bernanke. In un quadro così delineato riteniamo che nel medio-lungo periodo il Dollaro potrebbe, in assenza di nuovi e destabilizzanti turbolenze nei Paesi periferici europei, potenzialmente tornare ad indebolirsi nei confronti dell’Euro, anche in virtù del cambiamento di politica onetaria intraprese dalla Banca  Centrale Europea.