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Gennaio 2012

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ORO
“Forte correzione, ma trend intatto nel lungo periodo ”
Ci siamo appena lasciati alle spalle il 2011, anno che facilmente non dimenticheremo per le ferite lasciate da una crisi finanziaria che non accenna a placarsi e che endemicamente pare possa contagiare anche economie considerate, fino a ieri, baluardi impenetrabili. Certamente si può affermare che il 2011 sia stato l’anno della crisi dell’Euro o meglio di quei Paesi Membri, meno virtuosi, che messi sotto la lente d’ingrandimento, hanno dimostrato tutta la fragilità di sistemi che, ai tassi di crescita economica attuali, non sono più sostenibili. Con la Moneta Unica in ginocchio si è innescata, soprattutto a partire dal secondo semestre dello scorso anno, una spirale congiunturale che ha colpito pesantemente i listini azionari europei (il peggiore è Milano che chiude l’anno a –26%, DAX30 -15,60%, CAC40 -19%) ed americani, capaci comunque di chiudere in territorio positivo (+5,5% per il DJ,+1% per il Nasdaq), nonostante lo storico declassamento del debito statunitense operato da S&P in Agosto. Quest’ultimo evento ha scatenato di fatto la corsa al massimo storico dell’oro di settembre (1.920 $/oncia), per poi soccombere nei mesi successivi, alla crisi di liquidità del sistema finanziario globale, innescata dalle crisi dei debiti sovrani europei e dalle prese di profitto, resesi necessarie a copertura di perdite su altri assets . L’oro ha pertanto agito inizialmente da bene rifugio, attraendo investimenti allo scoppio della tensione sui mercati, e da dispensatore di liquidità in una fase successiva, quando il mercato, scosso dalla crisi del credito, liquidava le proprie posizioni, comprese quelle in oro, in un clima di totale avversione al rischio; in quel contesto il Dollaro Americano ha agito da vero proprio “asset rifugio”, tanto che il corso del Biglietto Verde recuperava contro le principali valute internazionali e più marcatamente contro l’Euro, al punto che il “dollar index” guadagnava oltre 8 punti percentuali dai minimi post-declassamento. Questo premesso, riteniamo che il recente crollo delle quotazioni sia maggiormente da ricercarsi in fattori esogeni e contingenti, più che da un vero e proprio cambiamento nei fondamentali del metallo giallo. L’oro nei prossimi mesi dovrebbe continuare a trarre supporto da politiche espansionistiche; la FED ha annunciato che i tassi resteranno bassi almeno fino alla seconda metà del 2013 e la stessa BCE potrebbe, già in gennaio, ridurre ancora i tassi sotto la soglia storica dell’1%. Non calano i rischi inflattivi in più aree economiche; anche se da più parti si ipotizzano possibili scenari deflazionistici, riteniamo più concreti i rischi di stagflazione, stagnazione economica unita a crescita dei prezzi. Riteniamo che alla luce del crollo delle ultime ottave, nonostante il quadro di breve-medio periodo si sia in parte ridimensionato, il trend di lungo possa considerarsi intatto, anche in considerazione del fatto che gli investitori in ETF, tipicamente di “view” di lungo periodo, hanno mantenuto pressoché intatte e sui massimi le loro posizioni. Da non sottovalutare infine il possibile impatto delle politiche di diversificazione in oro delle riserve valutarie delle Banche Centrali in atto, ed un eventuale deterioramento degli equilibri geopolitici nel Golfo.

ARGENTO
“Argento: luci ed ombre legate alla crescita economica”
Parlando dell’argento e dei metalli preziosi industriali non si possono non menzionare le performance negative dei metalli bianchi, ed in particolar modo del platino, vittima della congiuntura economica e della competizione con il palladio, quale alternativa “economica” in molte applicazioni industriali, pesantemente liquidato a livello di ETF, fino al punto di perdere la storica leadership di prezzo nei confronti dell’oro . Per l’argento valgono le considerazioni più volte fatte sul ciclo economico; probabilmente alla luce della revisione al ribasso delle stime di crescita del PIL mondiale nel 2012, potrebbe, almeno per i primi mesi dell’anno, come del resto già nel secondo semestre dello scorso anno, continuare a sottoperformare rispetto all’oro.

EUR/USD
“Crisi Euro, Dollaro ringrazia”
Il 2011 sarà ricordato negli annali per la prima vera crisi dell’Euro dal momento della sua adozione. Più che di una crisi della valuta in quanto tale, sono la credibilità di alcune economie legate all’Euro, le divergenze d’intenti dei Paesi aderenti e soprattutto la fragilità delle regole imposte da Bruxelles, che offrono il fianco a pesanti speculazioni sull’Euro e su alcune economie dei Paesi Membri. L’Euro paga lo scotto di essere una valuta estremamente giovane e la crisi economico – finanziaria mondiale degli ultimi anni è stata il mezzo per far emergere la sua giovanile debolezza. Certo è che quando il gioco si è fatto duro, l’Europa dell’Euro ha mostrato tutti i limiti di una Governance incapace di dotarsi di strumenti cooperativi condivisi di politica economica, funzionali per affrontare nell’immediato la crisi e di concordare regole e  provvedimenti a supporto dei Paesi Membri e dell’Euro, nel lungo periodo. L’Euro ha pertanto iniziato una performance negativa nei confronti delle principali valute ed anche contro quel Dollaro che sembrava destinato a mantenersi strutturalmente debole contro Euro. Ad onor del vero però, la corsa del Biglietto Verde nei confronti della Moneta Unica, pare ad oggi tutto sommato poca cosa, rispetto al massimo raggiunto nel giugno del 2010, che sulla scia delle ipotesi di fallimento del sistema Grecia, raggiunse quota 1,18. Nonostante da allora la crisi abbia  decisamente allargato i suoi confini coinvolgendo anche economie ben più grandi della Grecia, tra cui anche l’Italia, la BCE si sia dimostrata aggressiva con due tagli ravvicinati al tasso REFI e probabilmente pronta a nuovi interventi già dal prossimo meeting, il Biglietto Verde sembra  non riuscire a guadagnare ulteriore terreno nei confronti dell’Euro, oltre la soglia di 1,28-1,30. Tutto questo, nonostante che il trend economico americano, sebbene a ritmi moderati, si mantenga piuttosto stabile, con dati positivi provenienti soprattutto dal lato occupazionale e con una prospettiva di crescita del PIL nel prossimo biennio, compresa tra il 2 – 2,5%. I prossimi due mesi saranno un banco di prova importante per la tenuta dell’Euro, con numerosi eventi in programma tra cui l’Eurogruppo, in agenda per il 23 gennaio e la seconda delle due operazioni di  rifinanziamento triennale al sistema bancario predisposta dalla BCE, prevista per il 29 febbraio; questa potrebbe contribuire, dopo il successo della prima edizione, ad allentare la tensione sul sistema bancario e possibilmente contribuire ad attenuare anche la pressione sull’allargamento degli spread di rendimento  verso il Bund tedesco di alcuni titoli del debito pubblico di Stati Europei - segnatamente quello italiano – che potrebbe rendere nel lungo periodo vane le politiche di Austerity messe in atto dai Paesi aderenti l’Euro.

 
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