Dicembre 2010
ORO
“Oro vicino ai massimi storici, tra tensioni finanziarie e
geopolitiche”
Dopo una temporanea correzione nel mese di novembre che ha portato l'oro a toccare i 1330 dollari per oncia, il Metallo Giallo è tornato a salire e sfiorare, mentre scriviamo, la soglia psicologica di 1400 dollari. Nelle ultime settimane, i già fragili mercati finanziari sono stati scossi da eventi che avevamo "imparato" a soppesare come minacce terroristiche o conflitti politici fra Paesi non allineati, come nel caso dello scambio di artiglieria tra le due Coree, che hanno contribuito, assieme al caso "wikileaks", ad alzare le tensioni nello scacchiere internazionale. In questo scenario, l'oro non poteva non beneficiarne, così come il Dollaro Americano che, rivestendo anch'esso il ruolo di bene rifugio in periodi di crisi, è tornato forte contro le maggiori valute e fortissimo contro Euro; la combinazione dei due ha prodotto il record delle quotazioni dell'oro denominato in valute ex dollaro, come nel caso della Rupia, dove il prezzo interno in India ha raggiunto 63.500 rupie / oz o in area euro, dove l'oro ha superato i 1.070 euro / oz. Elemento di spicco nelle ultime settimane è pertanto il disallineamento della correlazione inversa oro/dollaro che era rimasta piuttosto stabile negli ultimi 3-4 mesi. Il metallo giallo, oltre a beneficiare della domanda per investimento, ha altresì usufruito del fattore stagionale, che vede crescere la domanda di metallo sopratutto in aree specifiche come Medio Oriente, India e ormai stabilmente da alcuni anni, di pari passo con la forte crescita economica, in quella cinese. In India, in particolare, il WGC in collaborazione con il GFMS, ipotizza per il 2010 un ritorno a consumi di gioielleria in India ai livelli pre-crisi 2008, avendo oramai fatto proprio il trend, stabilmente al rialzo, dei corsi dell'oro e grazie ad una crescita in termini di PIL/Paese ben al disopra della media mondiale. In aggregato, i consumi per gioielleria nel 3° trimestre 2010 hanno segnato un +7%, rispetto al 3° trim. 2009, così come si è registrato un trend di crescita per altri consumi industriali, sopratutto negli utilizzi in elettronica. Si conferma a ritmi sostenuti la crescita della domanda in prodotti per investimenti fisici, come monete e lingotti (+26%) mentre frena l'investimento in ETF in Q3 (-7%) dopo il forte sviluppo del trimestre precedente. Attualmente, i maggiori ETF nell'oro mantengono in trust circa 2100 MT, con marginali variazioni negli ultimi 3 mesi. Questo premesso, riteniamo che il prezzo dell'oro possa continuare a mantenersi sostenuto in presenza, però, di elevata volatilità, che potrebbe portare anche a
repentine quanto imprevedibili prese di profitto.
ARGENTO
“Argento: i fondamentali suggeriscono trend in
crescita”
L’argento continua a sovra-performare le quotazioni del Metallo Giallo tanto che il rapporto tra le due quotazioni (c.d. gold/silver ratio) è crollato nel mese di novembre sotto quota 50. In sostanza siamo tornati ai livelli di rapporto ante crisi del 2008, quando di fronte alla crisi del sistema finanziario l'argento aveva perso più del doppio del proprio valore. Il metallo negli ultimi mesi ha beneficiato dell'effetto congiunto di forte domanda sia fisica, trasversale in tutti i settori quali gioielleria (più marginale), elettronica, energie rinnovabili, catalizzatori, etc, sia da investimento, in alternativa all'oro. Premettendo che la volatilità dell'argento è sensibilmente maggiore rispetto a quella dell'oro e che pertanto forti oscillazioni di qui in avanti saranno attese, i fondamentali di breve-medio periodo restano solidi, tanto che il GFMS prevede per quest'anno un aumento dei consumi del 18% (e del 4% nel 2011), supportato anche dal ritrovato appeal degli investitori verso il Metallo Bianco. Occorre però sottolineare che le impressionanti performance di prezzo dell'argento sono state amplificate da acquisti di natura speculativa, diffusi su tutti i mercati delle commodities, alimentati dai fiumi di liquidità immesse a più riprese nel mercato e che alimentano gli eccessi di volatilità, tipici del mercato dell'argento. Correzioni di prezzo possono essere colte quali opportunità d'acquisto con l'area 25 quale supporto strategico e tecnico.
EUR/USD
“L'euro paga le crisi debiti sovrani, dollaro in ripresa”
L'euro è in balia dei mercati, schiacciato dal peso dei conti pubblici di alcuni Paesi Membri e dalle modeste aspettative di crescita del PIL europeo. Dopo la Grecia adesso è il turno dell'Irlanda, e a breve probabilmente il Portogallo e la Spagna, ad essere sul banco degli imputati, con i conti in rosso ed un sistema Paese da riformare. La cura attuata vede forti tagli alla spesa pubblica, che contribuiranno a compromettere la ripresa economica del Paese, e l'intervento congiunto di FMI e EU con un piano triennale da 85 miliardi di euro, in parte da destinare alle casse dello Stato ed una parte (35 miliardi) per la ricapitalizzazione del sistema bancario, in sofferenza per la crisi dei mutui. Le maggiori esposizioni del sistema bancario irlandese sono verso Regno Unito (188 miliardi) e Germania (184 miliardi) toccando in maniera più marginale quello italiano (solo 18 miliardi di euro). Dal fronte macro in Europa si conferma un quadro si debole, ma in ripresa; l'indice PMI (indagine sui Direttori d'acquisto) sia manifatturiero che dei servizi è in crescita, così come l'indice IFO (indice di fiducia) tedesco molto positivo su tutte le sottocomponenti, e sopratutto quello generale sul clima degli affari. Positive anche le indicazioni macro negli Stati Uniti, con dati positivi sull'occupazione nel settore privato ed indici macro, comunque in linea con il consenso. L'analisi però dovrebbe essere spostata in un'ottica temporale più ampia alla luce del cosiddetto QE2, ovvero l'ulteriore immissione di liquidità attuata con l'acquisto di titoli sul mercato da parte della FED, per un totale di 600 miliardi di dollari fino a giugno 2011, più altri investimenti di ulteriori 250 - 300 miliardi, frutto dei proventi dei titoli legati ai mutui. L'obbiettivo dichiarato della FED è quello di dar stimolo ad un'economia in difficoltà, ma occorre però fare anche i conti con le reazioni di un mercato fragile e con i rischi che comporta attuare una politica eccessivamente accomodante. Tra gli altri, oltre al rischi inflattivi nel lungo periodo, c'è il rischio di alimentare bolle speculative su titoli, bond e materie prime, invece di "innescare" quel giro virtuoso, fatto investimenti, profitti, occupazione e risparmio che dovrebbero far crescere un'economia. Infine, contrariamente a quanto la manovra avrebbe fatto ipotizzare, il dollaro, dopo un temporaneo indebolimento, è tornato a rafforzarsi contro tutte le valute; probabilmente la FED dovrà inventarsi ulteriori e nuove strategie per aiutare la ripresa a stelle e strisce.


